La fase sadico-anale

Fu nel suo saggio del 1913, La disposizione alla nevrosi ossessiva, che Freud delineò una distinta fase sadico-anale all’interno dell’organizzazione pregenitale, come risultato delle osservazioni provenienti dai pazienti nevrotici. In questi soggetti egli evidenziò lo straordinario ruolo giocato dalla pulsione dell’odio e dall’erotismo anale. Per illustrare questo tema, Freud porta un esempio clinico abbastanza sommario e piuttosto inusuale.

Si tratta del caso di una paziente che, in seguito a esperienze traumatiche, sviluppò isteria d’angoscia per poi manifestare all’improvviso una nevrosi ossessiva che prese il posto dell’isteria. Questa nuova isteria fu una reazione a nuovi problemi collegati alla sua vita sessuale del momento. Freud spiega come la paziente era stata una donna felice, quasi completamente soddisfatta. Si augurava di avere dei bambini, a causa di una fissazione infantile dei suoi desideri, e si ammalò quando venne a sapere che non avrebbe potuto avere figli dal marito che amava in modo esclusivo.  Il marito comprese, senza bisogno di spiegazioni o confessioni, che cosa significava l’angoscia di sua moglie, se ne afflisse senza darlo a vedere e reagì da parte sua in modo nevrotico, fallendo — per la prima volta — nel rapporto coniugale. Immediatamente dopo partì, la moglie ritenne che fosse diventato definitivamente impotente e produsse i primi sintomi ossessivi il giorno precedente al suo atteso ritorno.

I sintomi ossessivi comprendevano lavaggi e pulizie scrupolosi e misure protettive contro gravi danni che la donna pensava gli altri temessero da lei: Freud suggerì che fossero formazioni reattive contro gli inpulsi erotico-anali e sadici. Cioè, il desiderio di essere pulita era una reazione agli impulsi anali, e la paura della ritorsione una reazione ai propri impulsi sadici. Scrive Freud:

Erano queste le forme in cui doveva manifestarisi il desiderio sessuale della paziente, dopo che la sua vita genitale aveva subì una completa svalutazione per l’impotenza dell’unico uomo che contasse per lei. Aggiunge poi alla vignetta clinica il fatto che la vita sessuale della paziente cominciò nella prima infanzia con fantasie di percosse. Dopo la loro repressione subentrò un periodo di latenza insolitamente lungo, durante il quale la ragazza visse una fase di grande crescita morale, senza destarsi alla sensibilità sessuale femminile. Con il matrimonio contratto in giovane età cominciò un periodo di attività sessuale come moglie felice, che durò per diversi anni fino a quando la prima grande frustrazione [non avere bambini] portò alla nevrosi isterica. Con la successiva svalutazione della vita genitale la sua vita sessuale risprofondò, come abbiamo accennato, nello stadio infantile del sadismo.

Ancora una volta, possiamo vedere come la teoria di Freud fosse intimamente legata ai problemi concreti della vita sessuale quotidiana delle persone, un aspetto oggi troppo spesso ignorato. Karl Abraham, uno degli analisti di Melanie Klein, scrisse due saggi chiave sullo sviluppo della libido. Il primo, del 1916, porta le prove di uno stadio orale tratte dall’analisi di pazienti psicotici, mentre il secondo, del 1924, sul quale torneremo più avanti, è un ampio resoconto degli stadi dello sviluppo libidico in relazione alle varie fasi dell’amore oggettuale. L’ultimo saggio ebbe una particolare influenza sulla Klein e pose le basi per la sua teoria delle relazioni oggettuali.

 

 

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