Libido: come si evolve e stadi orale anale fallico e genitale

Abbiamo accennato al fatto che la libido evolve, e che con il manifestarsi di una malattia nevrotica possono esserci delle regressioni all’indietro, verso tappe evolutive precedenti. Nelle prime edizioni dei Tre saggi, Freud sottolinea la scoperta della sessualità infantile. Questo concetto nacque perché i ricordi e le associazioni che emergevano dall’analisi di adulti riportavano invariabilmente ai primi anni dell’infanzia. Più tardi, per esempio nel suo studio sul caso del piccolo Hans nel 1909 e poi dalle osservazioni dirette fatte dagli analisti infantili, ci fu una certa con-ferma della sua teoria. La sessualità infantile va considerata molto prima di quando gli organi genitali vengono a dominare la vita sessuale; cioè, è un importante elemento dell’organizzazione pregenitale della libido. Una sessualità di questo genere coinvolge alcune parti del corpo o zone erogene, come le chiamò Freud, che divengono sede di piacevoli eccitazioni.

 

Queste zone possono essere parte della pelle o di una membrana mucosa capace di essere fonte di piacere. Il bambino passa attraverso fasi accavallate, nelle quali una dopo l’altra le zone erogene dominano e poi sono superate da un’altra zona dominante. Nello stadio orale, succhiarsi il pollice è una delle prime manifestazioni sessuali dell’infanzia, nella quale il bambino ricerca piacere e conforto. È una sorta di sostituto per il primo, intenso piacere del succhiare dal seno materno. In questo stadio dello sviluppo, Freud descrive perciò una sessualità orale. Illustra inoltre così l’attività della zona anale come fonte di piacere:

I bambini che utilizzano l’eccitabilità erogena della zona anale si tradiscono nella ritenzione delle masse fecali, finché queste, con il loro accumularsi, eccitano violente contrazioni muscolari e nel loro passaggio attraverso l’ano possono esercitare un forte stimolo sulla mucosa. Si ha qui naturalmente, accanto alla sensazione dolorosa, quella di voluttà.

In ogni caso, è avvenuto solo per gradi nella teoria di Freud che lo sviluppo della libido fosse descritto come una serie di stadi in successione, se non in parte sovrapposti: i famosi stadi orale,
anale, fallico e genitale.

Nell’edizione originale dei Tre saggi del 1905, Freud si limitò a descrivere uno stadio autoerotico precedente la scelta in favore dell’oggetto, quando il bambino ottiene piacere soltanto da
parti del proprio corpo, per esempio con la suzione o la masturbazione. Vale qui la pena sottolineare che in Freud questo punto dello sviluppo è complesso, ed è un elemento che viene spesso ignorato. Non è una pura questione di fasi in sequenza. Lo sviluppo in Freud non è un semplice modello lineare, con uno stadio che segue l’altro in modo netto, ma un modello complesso in cui vi è interazione costante tra passato e presente, e in cui la mente costantemente riordina l’esperienza passata alla luce delle circostanze presenti.

In questo modello sono presenti quelli che si potrebbero chiamare due generi di storia: quella degli eventi e quella degli strati. La storia degli eventi è il genere tradizionale di storia come narrativa lineare, con un evento che segue l’altro in un tempo rettilineo. La storia degli strati, invece, comporta la necessità di guardare alla storia come a una successione di strati scorrevoli, come tanti frammenti di realtà viva dove, come nell’inconscio, le distinzioni tra il passato e il presente possono mescolarsi.

Durante l’analisi, possono emergere associazioni provenienti da molti diversi strati della mente. Anche sistemare le associazioni in una sorta di narrativa lineare comprensibile — la storia degli eventi — è una parte importante del lavoro clinico, e implica il processo secondario. Ma è la storia degli strati il principale generatore di nuove connessioni e significati, con alcuni strati della mente che si susseguono direttamente nel tempo l’uno dopo l’altro, mentre altri si fondono, e altri ancora stanno separati, in apparente isolamento. Il soggetto umano può recuperare elementi da molti diversi strati.

La base della complessa visione freudiana dello sviluppo umano si può vedere già nella corrispondenza Freud-Fliess, nella quale, nel 1896, Freud descrive come le tracce mnestiche siano riarrangiate costantemente, secondo le circostanze più recenti: un processo ch’egli chiamò «ritrascrizione». Un anno dopo, Freud descrisse il ruolo del-l’«azione differita», la Nachtrdglichkeit, in cui ricordi ed esperienze primarie sono rivisitate e riordinate in un momento successivo affinché si adattino alle esperienze recenti o ai nuovi stadi evolutivi. Nel saggio del 1899 sui Ricordi di copertura, Freud si domanda se abbiamo ricordi coscienti provenienti dall’infanzia o non piuttosto ricordi costruiti sull’infanzia.

I nostri ricordi infantili ci mostrano i primi anni di vita non come essi sono stati, ma come ci sono apparsi più tardi, in un’epoca di risveglio della memoria. In tale epoca i nostri ricordi infantili non emergono, come si è soli-ti dire, ma si formano, e una serie di motivi estranei al benché minimo proposito di fedeltà storica contribuisce a influenzare tanto la loro formazione, quanto la loro selezione.

Fu soltanto alcuni anni dopo, con il caso dell’Uomo dei lupi, che Freud ritornò su questo argomento, sottolineando come una scena dei primi anni dí vita possa divenire in seguito traumatica, e come la Nachtraklichkeit abbia l’effetto di far sì che il paziente non si curi del tempo. Così Freud scrive dell’Uomo dei lupi:

A un anno e mezzo il bambino riceve un’impressione a cui non può reagire adeguatamente; solo a quattro anni, rianimando questa impressione, la intende e ne è colpito; e solo due decenni dopo, nel corso dell’analisi, riesce a comprendere appieno, grazie a un processo mentale cosciente, quel che allora era avvenuto in lui. Comprensibilmente l’analizzato trascura le tre fasi temporali e innesta il suo Io attuale nella situazione verificatasi tanto tempo prima.

 

Perciò il concetto psicoanalitico di sviluppo si riferisce a processi che implicano non soltanto un tempo lineare, ma anche un diverso genere di tempo — quello psichico — in cui passato e presente sono riorganizzati in modo costante dal soggetto umano. Inoltre, si può dire che la vita sessuale è legata a un tipo speciale di temporalità, perché le pulsioni sessuali attraversano quello che Freud chiamò sviluppo «in due tempi»”. Cioè, l’inizio dello sviluppo sessuale negli esseri umani avviene in due fasi: il periodo dell’infanzia, seguito dal cosiddetto «periodo di latenza», in cui le spinte sessuali diminuiscono, prima di riemergere all’epoca della pubertà. Così, le questioni sessuali infantili possono essere riorganizzate alla luce del successivo periodo di pubertà, che coinvolge un’attività di rielaborazione di quanto accaduto prima. Una tale rielaborazione adolescenziale può far sì che precedenti conflitti siano potenzialmente risolvibili, rendendo l’adolescenza un periodo in cui il soggetto può avere una «seconda possibilità di fare i conti con il passato.

 

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