Libido: cos’è il desiderio sessuale secondo Freud Lacan

La libido, concetto elaborato da Sigmund Freud, è l’aspetto mentale dell’energia sessuale sottostante le varie trasformazioni delle pulsioni erotiche. È un concetto teorico che in origine, come vedremo, venne avanzato per dar conto delle osservazioni dei pazienti nevrotici; si notò infatti che le loro tensioni sessuali, associate a idee erotiche, avevano un ruolo chiave nel causare ansia o altri sintomi. Poi la libido assunse un posto sempre più importante nella teoria freudiana sulla mente e sullo sviluppo mentale. Con il tempo, Freud cominciò a includere nei suoi studi osservazioni di malattie più psicotiche, co-me la psicosi maniaco-depressiva, l’ipocondria e la paranoia.

Alla fine, quando Freud introdusse una teoria della sessualità di più ampio respiro, collegata alla filosofia antica, la libido venne sostituita dall’eros, nel cui ambito fu incorporata. Possiamo leggere gli spostamenti teorici di Freud come un viaggio dall’indagine delle minuzie della vita sessuale dei suoi pazienti a una riflessione sul ruolo fondamentale della vita e della morte per la condizione umana. La libido nella teoria freudiana delle pulsioni sessuali è sia un concetto «quantitativo», che si riferisce a un ipotetico ammontare di energia sessuale come movente delle pulsioni sessuali, sia una nozione «qualitativa», il che significa che essa è specifica per le pulsioni sessuali: non va confusa con l’energia mentale in generale.

A parere di Freud, la libido è una forza quantitativamente variabile, che fosse atta a misurare processi e conversioni nel campo dell’eccitamento sessuale. Questa libido la distinguiamo, riferendoci alla sua origine specifica, dall’energia che in generale dev’essere supposta nei processi psichici, e in tal modo le conferiamo anche un carattere qualitativo. [La sua] produzione, l’aumento o la diminuzione, la suddivisione e lo spostamento della quale ci deve offrire le possibilità per spiegare i fenomeni psicosessuali osservati. La libido è perciò un ipotetico modo di misurare i processi sessuali, un’immaginaria unità di misura quantitativa; è un concetto.

La libido è ciò che Jacques Lacan, psicoanalista francese, ha descritto così:

Quantità che non sapete misurare, di cui non sapete che cosa sia, che però supponete sempre che ci sia. Questa nozione quantitativa permette di unificare le variazioni degli effetti qualitativi e di dare coerenza alla loro successione. La nozione di libido è dunque una forma di unificazione del campo degli effetti psicoanalitici. Il suo uso si situa nella linea tradizionale di ogni teoria in quanto tale, che tende ad arrivare a un mondo, terminus ad quem della fisica classica, o a un campo unitario, l’ideale della fisica einsteiniana. Non possiamo certo riportare il nostro povero campicello al campo fisico universale, ma la libido è solidale col medesimo ideale.

Perciò abbiamo la nozione di libido come quantitativo teorico, il che vorrebbe spiegare e dare coerenza al campo degli effetti psicoanalitici, in particolare a quelli che coinvolgono la sessualità o, per essere più specifici, ciò che Freud (1910) ha definito la «psicosessualità», sottolineando il fattore mentale nella vita sessuale dell’essere umano.

Sarà difficile da definire, immaginaria e non misurabile, eppure è un concetto ipotetico necessario, proprio come la gravità, la massa e lo spazio-tempo sono concetti ipotetici senza i quali la fisica non potrebbe essere sviluppata. Freud discusse la natura della libido e altri concetti ipotetici nella cornice teorica al suo saggio Pulsioni e loro destino (1915). Egli si sofferma su questo punto:

anche se spesso si presume che le scienze debbano essere erette su concetti di base chiari e nettamente definiti, in realtà di solito esse cominciano da concetti piuttosto indefiniti per poter cogliere i fenomeni osservabili.

Tali concetti, come per esempio le pulsioni e la libido, hanno natura di convenzione, benché tutto lasci supporre che non siano state scelte ad arbitrio, ma siano state determinate in base a relazioni significative col materiale empirico, relazioni che supponiamo di arguire prima ancora di aver avuto la possibilità di riconoscerle e indicarle. Soltanto in seguito a un’esplorazione piuttosto approfondita di un determinato ambito di fenomeni, diventa effettivamente possibile coglierne con una certa esattezza i concetti scientifici fondamentali e modificarli progressivamente in modo tale che essi diventino da una parte ampiamente utilizzabili, e dall’altra del tutto esenti da contraddizioni.

Perciò la libido è un concetto teorico, o «convenzione», che mira a dar senso al campo psicosessuale, per quanto vaga e non misurabile possa essere, e rappresenta un aspetto del pensiero di Freud, cioè il suo desiderio di fare della psicoanalisi uno studio organizzato e anzi «scientifico» dei fenomeni psicosessuali. Come la nozione di pulsione, la libido è un concetto scientifico sul «confine» tra lo psichico e il somatico; è un’entità psichica, eppure si riferisce a fenomeni corporei.

La libido, per Freud, ha a che fare anche con la natura dell’amore e del desiderio, o con la passione e il desiderio sessuale, che è quanto significa libido in latino; e qui Freud lascia le pure considerazioni scientifiche per il precario terreno dell’emozione umana. Scrive:

Libido è un termine desunto dalla teoria dell’affettività. Chiamiamo così — considerandola una grandezza quantitativa, anche se per ora non misurabile — l’energia delle pulsioni attinenti a tutto ciò che può essere compendiato nella parola «amore».

 

Nel linguaggio comune, parliamo di «appetito» per l’impulso a nutrirsi, e così anche per le pulsioni sessuali possiamo parlare di libido o «appetito sessuale». Si dice che la propria libido aumenta o diminuisce, riferendosi agli interessi e alle pulsioni erotiche, al desiderio di fare sesso, all’accumulo di appetito sessuale e a pressanti tensioni da soddisfare. Ciò può essere o no connesso all’amore per l’altra persona.

In effetti, per alcuni individui che hanno problemi a «impegnarsi», la libido può crescere solo all’interno di una relazione breve, mentre per altri è solo nel contesto di un rapporto duraturo che la libido può crescere abbastanza da stabilire una buona intesa sessuale.

D’altra parte, come si vede nella letteratura greca classica, la pulsione sessuale può far «ammattire» le persone, rendendole cieche agli interessi propri e altrui. Così l’azione della tragedia di Sofocle Le Trachinie rivela il potere del sesso nel determinare il destino dei personaggi principali. Deianira, moglie fino ad allora devota e fedele, diventa un’assassina per sbaglio, quando tenta di dare al marito infedele, Eracle, un amuleto d’amore per riconquistarlo. C’è un’intera ode del coro che celebra l’invincibile potere dell’amore passionale, davanti al quale persino i re del cielo, degli inferi e degli oceani devono piegarsi.

Nell’Antigone di Sofocle, uno dei temi principali è il potere di Eros. Il coro canta di Eros che rende folle chi ne è posseduto, nel corso dell’opera Eros causa molte morti e distrugge Creonte, re di Tebe, poiché a causa del suo potere il figlio e la moglie finiscono per uccidersi.

Abbiamo visto, quindi, che la concettualizzazione freudiana della sessualità comprende sia un tentativo di creare uno studio scientifico della psicosessualità sia aspetti più generali della complessa emozione amorosa che risalgono alla letteratura classica. La libido di Freud, come l’eros dei greci, può essere una forza cieca che spinge gli uomini al di là della ragione comune.

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